Valido il contratto con cui si cede la casa in cambio di assistenza

La Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 28329/2023 ha stabilito che "è valido il contratto con cui il proprietario di un immobile, anziano e malato, lo intesta ad altri in cambio di cure. Non essendo prevedibile una morte a breve ma, anzi, un'assistenza più gravosa vista la malattia, non si può ravvisare sproporzione tra il valore del bene trasferito e la controprestazione".

IL CASO

Una donna decide di chiamare in causa la signora con cui suo padre, ultraottantenne e malato di tumore polmonare, aveva stipulato un patto di mantenimento trasferendole la nuda proprietà del proprio appartamento in cambio di assistenza morale e materiale.

Tale accordo, secondo la figlia, era nullo e, in ogni caso, andava risolto per inadempimento.

La beneficiaria ribatte che alla al momento della firma l’uomo era in buone condizioni di salute e che quindi il contratto era valido.

Sia il Tribunale sia la Corte d’Appello confermano la legittimità dell’accordo, poiché non solo non poteva affermarsi che il decesso del cedente fosse ineluttabile e ravvicinato ma neanche che la prestazione di assistenza e cura sarebbe rimasta invariata, potendosi prevedere un aggravamento nel tempo. In entrambi i gradi di giudizio veniva, altresì, evidenziato che tenuto conto del valore dell’immobile, non emergeva alcuna palese, o solo prevedibile, sproporzione tra le prestazioni dovute dai contraenti.

La lite approda presso la Suprema Corte di Cassazione che respinge il ricorso della figlia.

LA DECISIONE DELLA CORTE

I Giudici di legittimità sottolineano che nel procedimento di appello era stato correttamente evidenziato che gli stessi elementi addotti dalla figlia dell’uomo facevano logicamente presumere, già dalla data di sottoscrizione dell’accordo, un progressivo peggioramento del quadro clinico del padre con l’inevitabile aggravarsi del carico assistenziale preteso dalla donna impegnatasi a curarlo.

La Cassazione, dunque, valutati tutti gli elementi emersi dall’istruzione probatoria, legittima il contratto di mantenimento, assimilandolo al contratto atipico di vitalizio alimentare e boccia integralmente il ricorso proposto dalla figlia dell’ottantenne.

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Antonino Salsone e lo Staff di SLS – Lawyers